Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia

e richiama il progetto originario di Dio

(Ezechiele 3,16-18)


 

L’ultima frase di Don Peppe Diana fu “Sono io” era il 19 marzo del 1994, l’ultimo a sentire la sua voce fu il suo assassino.  

Due parole che ancora risuonano tra le mura della chiesa di San Nicola a Casal di Principe, “Sono io” disse Don Peppino così come lo chiamavano i suoi ragazzi, quelli scapestrati, quelli che lui trafugava alla criminalità, facendone la mission principale della sua breve vita.

Quanti hanno cercato nel tempo di comprendere quale metodo usasse Don Peppe Diana per farsi seguire da quei ragazzi molti dei quali cresciuti con la convinzione che la camorra fosse un “modo di vivere normale” , ma lui non aveva un metodo, Don Peppino non utilizzava strategie,  lui parlava il linguaggio semplice dell’amore e della verità, lui conteneva i vissuti di solitudine sociale  di quei ragazzi, lui riusciva a colmare i vuoti interiori dell’incomprensione,  del ritenersi  insufficienti  e  spesso inadeguati , in sostanza lui era capace di contenere tutte quelle emozioni negative che spesso trovavano e trovano sfogo nella violenza e nella rabbia, nella ricerca di un’immaginaria potenza, ed era proprio qui, ieri come oggi, che la camorra si insinuava e si insinua come il peggiore dei veleni, come quei liquami velenosi  riversati nei solchi tracciati di un terreno nato per essere coltivato e poi divenuto discarica occulta e morte della terra stessa.

Don Peppino salvava quei ragazzi il cui futuro non prevedeva nulla se non la morte o la galera, egli non voleva che divenissero discarica di marciume umano, lui dava loro la possibilità di scegliere da che parte stare, lui donava la consapevolezza, lui seguiva le orme lasciate da Gesù, quelle della libertà, la vera libertà di scelta, di scegliere di amarci gli uni con gli altri.

Da quella pistola partirono 5 colpi, quei miseri 5 colpi che misero fine alla vita di un giovane uomo, Don Peppino muore all’istante a  36 anni, e dalle lacrime versate da tanti dello stesso Casal di Principe, da tanti dei suoi ragazzi, non furono vane, da quelle stesse lacrime sono germogliate negli anni   tantissime coscienze civili e tantissime realtà che ancora oggi dopo 25 anni, continuano a perseguire gli scopi di questo giovane sacerdote.

10, 100, 1000…e ancora di più, fanno riecheggiare ancora le sue parole, la sua verità, il suo coraggio e la sua pacifica lotta in ogni angolo della nostra Italia, che oggi seppur martoriata dagli ultimi avvenimenti non ha dimenticato il suo Don Peppino e continua a divulgare  alle nuove generazioni l’eredità del suo messaggio d’amore:  “Non c’è bisogno di essere eroi, basterebbe il coraggio di aver  paura, il coraggio di fare delle scelte, di denunciare…”

Sono io” disse Don Peppino “Sono io…e non ho paura

Rosalba Moccia

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